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Supino 1944: storia di una Storia mai scritta
Per molti anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale le donne di Supino, un paese inerpicato su un versante dei monti Lepini nel cuore della Ciociaria, continuarono a portare fiori e a mantenere con decoro le tombe di cinque soldati tedeschi uccisi in uno scontro a fuoco nell’estate del 1944 preso la valle di Santa Serena.
Chi erano quei cinque soldati e perché i Supinesi onoravano il loro riposo eterno? Ci sono voluti più di sessanta anni e la passione per la verità di un Supinese da lungo tempo emigrato a Toronto per dare risposta a questi interrogativi. Ernesto Carbonelli, oggi fondatore e proprietario con il fratello Damiano della società Alcom Security & Monitoring con sede a Toronto, era bambino durante la guerra e i suoi ricordi frammentari e confusi si limitavano a immagini e sprazzi di memorie di quei terribili giorni. Fu durante un viaggio commemorativo a Montecassino che Carbonelli fece in veste di membro di una delegazione di espatriati supinesi in visita al Museo della Guerra, all’epoca appena inaugurato presso l’Abbazia di Montecassino, che il passato tornò con prepotenza a ripresentarsi nei suoi pensieri; troppe erano le domande rimaste senza risposta e Carbonelli sentiva una sincera urgenza di ricostruire gli avvenimenti su cui il tempo e anche le convenzioni umane avevano steso una coltre di silenzio. Con l’aiuto di un anziano emigrato supinese che viveva a Toronto custodendo gelosamente i propri ricordi insieme a un prezioso diario di guerra lasciatogli dal medico di Supino, Carbonelli pazientemente rimise insieme le tessere mancanti al mosaico della memoria e ricostruì la storia delle martoriate popolazioni civili della Ciociaria in quegli anni sconvolgenti, riunendole nel suo libro di recente pubblicazione “Eroi e vittime dimenticati: Supino 1944” (Cusmano Editore, Montreal 2006), uscito anche in versione inglese con il titolo “Fallen Heroes, Forgotten Victims”.
Chi erano quei cinque soldati e perché i Supinesi onoravano il loro riposo eterno? Ci sono voluti più di sessanta anni e la passione per la verità di un Supinese da lungo tempo emigrato a Toronto per dare risposta a questi interrogativi. Ernesto Carbonelli, oggi fondatore e proprietario con il fratello Damiano della società Alcom Security & Monitoring con sede a Toronto, era bambino durante la guerra e i suoi ricordi frammentari e confusi si limitavano a immagini e sprazzi di memorie di quei terribili giorni. Fu durante un viaggio commemorativo a Montecassino che Carbonelli fece in veste di membro di una delegazione di espatriati supinesi in visita al Museo della Guerra, all’epoca appena inaugurato presso l’Abbazia di Montecassino, che il passato tornò con prepotenza a ripresentarsi nei suoi pensieri; troppe erano le domande rimaste senza risposta e Carbonelli sentiva una sincera urgenza di ricostruire gli avvenimenti su cui il tempo e anche le convenzioni umane avevano steso una coltre di silenzio. Con l’aiuto di un anziano emigrato supinese che viveva a Toronto custodendo gelosamente i propri ricordi insieme a un prezioso diario di guerra lasciatogli dal medico di Supino, Carbonelli pazientemente rimise insieme le tessere mancanti al mosaico della memoria e ricostruì la storia delle martoriate popolazioni civili della Ciociaria in quegli anni sconvolgenti, riunendole nel suo libro di recente pubblicazione “Eroi e vittime dimenticati: Supino 1944” (Cusmano Editore, Montreal 2006), uscito anche in versione inglese con il titolo “Fallen Heroes, Forgotten Victims”.
Ho conosciuto Carbonelli, un uomo schietto ed energico, durante la undicesima Conferenza biennale dell’Associazione Scrittori Scrittrici Italo-Canadesi tenutasi a UBC nel maggio 2006, durante la quale ha presentato, insieme a Darlene Madott che ha commentato la versione inglese, questo suo libro che io ho letto di un fiato. Carbonelli, che è anche autore del volume di poesie in dialetto supinese “ La rava allu frisco” e “Fieno secco” poesie in italiano , è un attivo protagonista della scena comunitaria e culturale in Ontario. Infatti è vice-presidente del Club Socio-Culturale Supinese di Toronto e cura una interessante e aggiornata website: www.supino.ca.
“Eroi e Vittime dimenticati” è un affresco delle disperate condizioni in cui le popolazioni della Ciociaria vennero a trovarsi durante gli ultimi due anni del conflitto mondiale, strette nella morsa delle armate tedesche in ritirata, degli alleati che avanzavano e delle formazioni partigiane che operavano nella zona. A leggere le pagine di Carbonelli, come lui stesso dice, si stenta a credere che la gente abbia potuto attraversare momenti di tale distruzione, paura e miseria e abbia potuto sopportare le terribili crudeltà perpetrate soprattutto ai danni della gente più indifesa, delle donne, degli anziani per un deliberato disegno da parte non solo dei tedeschi ma anche degli Alleati, di soggiogare e umiliare i civili nel corpo e nell’anima. Non a caso l’autore dedica con toccanti parole il suo lavoro a “Tutti coloro che in Ciociaria hanno sofferto in nome della libertà, e in particolar modo alle donne che hanno sopportato in silenzio il loro destino.” Pochi, agghiaccianti dati forniti dalle sommarie e forse incomplete statistiche dell’epoca, perché chissà quante vittime hanno taciuto per vergogna o non hanno potuto raccontare la loro tragedia: nella zona di Esperia, Ausonia, Pastena, Sgurgola, Supino, Patrica, Morolo e altri comuni ciociari, piú di 2000 donne furono violentate, 800 uomini, loro mariti, padri, fratelli, furono uccisi mentre tentavano di difenderle, 600 uomini stuprati, e fra questi un giovane parroco che morì due giorni dopo per i traumi fisici riportati. Malattie veneree contratte a causa delle violenze carnali, profondi traumi psicologici, aborti o figli concepiti nella violenza furono il legato che afflisse i civili della Ciociaria a seguito degli eccessi cui si abbandonarono soprattutto le truppe dei goumiers, i soldati marocchini, algerini e senegalesi comandati dai loro superiori francesi e del Generale Juin. A questi uomini furono promesse cinquanta ore di assoluta libertà di saccheggio, stupro e torture se riuscivano a cacciare i tedeschi ed essi non furono certo inferiori ai nazifascisti nell’esercitare crudeltà contro i civili. A questi eccessi di cui pochissimo si è parlato nella Storia ufficiale si riconduce la ricostruzione storica di Carbonelli al riguardo di un episodio di eroismo avvenuto nei pressi di Supino nel 1944. Quel giorno, una dozzina di donne del paese erano andate a fare fascine per i preparativi della festa di San Cataldo e sulla strada del ritorno si imbatterono in un gruppo di marocchini armati che le assalirono per violentarle. Nascosti in un anfratto piú in alto sul monte, cinque soldati tedeschi videro la scena e si misero a sparare sui marocchini cercando di impedire lo scempio, ma uno dopo l’altro caddero uccisi dal fuoco nemico.
Oltre ad offrire notevole interesse storico, il libro di Carbonelli parla alle emozioni del lettore per l’umanità e il senso di spiritualità che lo pervade. Il dolente omaggio alla pena segreta sopportata per tutta la vita dalle marocchinate, le donne che spesso presero la via dell’esilio in Canada, Australia e altri paesi dove cercare di dimenticare la propria terribile esperienza è sommesso ed autentico. L’autore riconosce una scintilla di umanità anche nei carnefici goumiers, istigati dai loro superiori a commettere le efferatezze contro gli inermi; descrive i soldati tedeschi come esseri umani come in fondo erano anche loro o almeno molti di loro, specie quella gente, i poveracci, i contadini come ce ne sono in tutti gli eserciti e in tutti i paesi, i quali vengono travolti da avvenimenti al di là del loro controllo e spediti a fare una guerra infame lasciando le loro famiglie e le loro case per andare a crepare chissà dove. La Storia la scrivono i vincitori, lo sappiamo, e oltre ai massacri e crimini perpetrati dai nazisti e fascisti di cui tutti sono al corrente, nella campagna d’Italia anche gli Alleati ebbero sinistre responsabilità su cui non si è fatta vera luce. Lo sdegno Carbonelli lo riserva per chi, nelle sfere supreme del comando Alleato, aveva pianificato a mente fredda i tormenti da infliggere alla popolazione civile, ma quella gente si sa, rimane intoccabile e per citare l’autore: “Alcuni dei responsabili di quei crimini orrendi sono diventati capi di nazioni. I nastrini rossi, dai quali pendono le loro medaglie, sono intrisi del sangue delle dimenticate e innocenti vittime ciociare.”
Anna Foschi Ciampolini
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