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Terremoti
Di Carlo Di Stanislao
Nuova scossa di magnitudo
5,8 stamani alle 9 in Emilia, con altre due, sempre superiori a 5
gradi Richter ed epicentro nei pressi di Modena, attorno alle 13.
La prima delle tre, la
più forte, ha causato dieci le vittime: tre a San Felice, nel crollo
della azienda Meta, due a Mirandola, una a Concordia: (un anziano
colpito in strada da un cornicione che si è staccato dal tetto di un
palazzo) e una a Finale.
Fra le vittime anche due
donne a Cavezzo ed una sepolta dalle macerie del Mobilificio
Malavasi.
Morto anche il parroco di
Rovereto di Novi, mentre un altro prete, a Carpi, è rimasto
gravemente ferito nel crollo di una parte del duomo.
La Protezione Civile del
Friuli Venezia Giulia ha reso noto che la forte scossa di stamani è
stata avvertita in tutto il Nord, in alcune regioni centrali e
persino in Austria.
Ad Aosta alcuni piani del
palazzo regionale sono stati evacuati a scopo precauzionale e nella
zona di Pordenone studenti e professori hanno abbandonato le lezioni
e sono scesi in strada.
Le scuole sono state
evacuate, seppure momentaneamente e per precauzione, anche in altre
zone, nell’area fra Padova e Bologna.
A Venezia il terremoto ha
provocato la caduta di una statua che ha sfiorato una donna ai
Giardini Papadopoli, dove diverse statue sono pericolanti mentre
distacchi di intonaco si sono registrati alla Basilica di
Sant'Antonio a Padova, con momenti di panico per i fedeli in visita,
ma nessun ferito.
Nuovi crolli si sono
registrati a Mirandola, Finale Emilia e San Felice sul Panaro, con
moltissime persone corse fuori da case e uffici e scese per le vie
del centro storico di Bologna, subito dopo che è stata avvertita la
prima scossa, durata circa 30 secondi.
Paura anche a Reggio
Emilia, con studenti usciti dalle scuole e il sindaco Graziano Delrio
che ha suggerito di lasciarli fuori, almeno fino a quando la
situazione non sarà più tranquilla.
Moltissime le chiamate ai
vigili del fuoco. La zona più colpita è quella di Reggiolo e
Luzzara, nella bassa sul confine con Modena, che già aveva subito
danni nella prima scossa di alcuni giorni fa.
Il sismologo dell'
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) Alessandro
Amato, ha detto al Messaggero che potrebbe essere la rottura di una
nuova faglia all'origine del sisma di oggi, avvenuto sul margine
occidentale dell'arco di circa 40 chilometri, attivatosi nel
terremoto del 20 maggio scorso.
Ma, come al solito, gli
esperti mostrano tutti i limiti della scienza nel prevedere con
certezza l’andamento di tali eventi.
E difficilmente
prevedibili sono anche gli effetti di un altro terremoto, certo di
altro genere, senza morti e sena gente in strada, ma non meno
pernicioso nei suoi possibili esiti.
Ci riferiamo a quello che
agita il Vaticano: certo un terremoto meno luttuoso di quelli con
vittime reali, un sisma fatto di malcostume, crepe e limiti del
potere, sia temporale che spirituale; ma moralmente molto, molto
distruttivo.
Da ieri, pare, il
maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, dopo quattro giorni di
detenzione, ha potuto vedere la moglie e i suoi legali ai quali, dopo
un lungo colloquio, ha manifestato tutta l’intenzione di
collaborare.
Il reato contestato,
secondo il codice di diritto canonico, è la detenzione illecita di
documenti segreti, tutti provenienti dall’appartamento di Benedetto
XVI.
Un crimine indubbiamente
grave, che però potrebbe ulteriormente peggiorare la sua posizione
nel caso si rifiutasse di spiegare ai magistrati a chi erano dirette
quelle carte, se c’è qualcuno che lo ha incoraggiato a raccogliere
quel materiale tanto scottante e a farsi un piccolo archivio
personale.
Certamente, quella che è
partita con la pubblicazione del libro di Gianluigi Nazzi, già
autore di “Vaticano Spa”, Sua Santità, con rivelazioni
sul caso Boffo, sulle lettere inviate dal presidente Ior Ettore Gotti
Tedeschi (ora licenziato in tronco) a Benedetto XVI, riguardanti il
crac dell’ospedale San Raffaele e molto altro; è divenuta, in
breve, la più grave inchiesta che sia mai stata fatta al di là del
Tevere, almeno in tempi recenti. E quello cui assistiamo sembrerebbe
essere solo all’inizio, poiché, all’orizzonte, vi sarebbero
nuovi arresti e nuove perquisizioni.
Il network televisivo
Rome Reports - che gravita attorno all’Opus Dei - e che solitamente
è bene informato su quello che accade nei sacri palazzi, ieri
pomeriggio, via Twitter, annunciava, a breve, altri colpi di scena.
Benedetto XVI punta alla
trasparenza e raccomanda accuratezza nelle indagini.
Si aggiorna continuamente
e desidera con tutto il cuore che sia fatta al più presto giustizia,
vuole che la verità salti fuori per mettere fine ad una storia
inquietante che sta gettando discredito sull’immagine del Vaticano.
Forse è per questo che
padre Lombardi ha rivolto un accorato appello ai giornalisti.
“Cercate di mantenere un po’ di sangue freddo” e coltivate
“senso di equilibrio” nel descrivere i fatti, “per non dar
luogo a speculazioni”.
E un altro terremoto,
l’ennesimo dal 2006 in poi, sconvolge il mondo del pallone, con
Antonio Conte e Christian Vieri iscritti nel registro degli indagati
dalla Procura di Cremona, entrambi fermi su posizioni di estraneità
ai fatti contestati.
L’ennesima vicenda
legata al calcio scommesse continua a offrire colpi di scena e dopo
gli interrogati di Doni e del suo amico, nonché ex preparatore
atletico del Ravenna, Nicola Santoni, vengono tirati in ballo i
nomi di Buffon, Cannavaro e Gattuso: tre pilastri
portanti della vincente
Nazionale Azzurra, guidata dall’ex
CT Marcello Lippi, che tanto ci fece sognare, vincere
e gioire, cinque anni fa a
Berlino.
L’altro ieri il gip
di Cremona, titolare dell’inchiesta “Last Best”, ha fatto
arrestare Acerbi e firmato la richiesta di custodia cautelare in
carcere per Stefano Mauri, capitano della Lazio; Omar Milanetto,
centrocampista del Padova; Cristian Bertani, attaccante della
Sampdoria; Paolo Acerbis, portiere del Vicenza; Alessandro Pellicori,
ex attaccante del Torino; Marco Turati, difensore del Modena; Matteo
Gritti, portiere dei romeni del Petrolul Ploiesti; Ivan Tisci, ex
centrocampista e ora direttore sportivo.
Chiesto anche
l'arresto del bergamasco Vittorio Gatti, autotrasportatore, amico di
Filippo Carobbio e di altri calciatori e di altre cinque persone che
farebbero parte della "cellula" ungherese
dell'organizzazione criminale dedita al taroccamento delle partite in
Italia: il capo Zoltan Kenesei ed i gregari Matyas Lazar, Laszlo
Schultz, Istvan Borgulya e Laszlo Strasser.
Trema il mondo del
calcio, non meno di quanto tremano le alte gerarchie vaticane, ma la
nostra vicinanza e compassione, sono solo per i cittadini
dell’Emilia, colpiti da un sisma concreto, drammatico e crescente,
sempre più micidiale, tanto inatteso, quanto dalla strano
comportamento.
E davvero, come
scrivono vari giornali web regionali, ci fa uno strano effetto
adesso, creandoci un misto di rabbia e amarezza, ascoltare le
dichiarazioni dei soliti scienziati della ex "Commissione Grandi
Rischi"( riunitasi il 31 marzo del 2009 a L'Aquila ed ora sotto
inchiesta), che ancora pontificano da esperti, nel disastro in corso
nel nord del Paese.
Che nessun fenomeno
naturale abbia la potenza di offuscare, quanto il fenomeno
sismico, la esatta percezione degli avvenimenti, ci appare dalle
numerose descrizioni che in tutte le epoche furono fatte in occasione
di forti terremoti, soprattutto da testimoni oculari, i quali
più degli altri avrebbero diritto alla nostra fiducia, ma più degli
altri si dimostrano supereccitati alla visione del grandioso fenomeno
delle scosse sismiche.
Nelle moltitudini,
poi, il terrore si sostituisce non solo alle attitudini osservative e
al consueto coraggio, ma lo spirito di conservazione va al punto di
far commettere in massa delle imprudenze che hanno a volte effetti
disastrosi.
E sono in molti, ora,
a dire che la prima ondata, in Emilia, è arrivata il 20 maggio, data
fondamentale nel sempre richiamato calendario Maya, per l’eclissi
di sole e, pertanto, per sconvolgimenti catastrofici nel nostro
pianeta.
Ma invece di magie e
vaticini e anche se la scienza della terra e del suolo dichiara la
sua impotenza, potremmo invece ricordarci degli insegnamenti della
storia, “grande maestra ma sempre senza allievi”, come diceva
Bacone.
Nel 1831, Ciro
Menotti aveva guidato moti insurrezionali e l'autorità
politico-religiosa aveva risposto utilizzando l'esercito per la dura
repressione delle istanze liberali. Alle 3 e 30 del mattino la
terra tremò con un'intensità valutabile intorno al VII-VIII grado
della scala Mercalli. Il 14 marzo il vescovo di
Reggio Emilia Filippo Cattani rese pubblico un comunicato alle
popolazioni in cui si faceva chiarezza sulle colpe, che andavano
senz'altro attribuite ai rivoluzionari risorgimentali, i quali non
avevano alcun timore di Dio, né di nessun altro potere costituito.
Non fosse bastato,
anche il duca d'Este ribadì il concetto: il terremoto era un segno
divino di condanna delle ribellioni in atto un po' dovunque in quella
che ancora era solo un'espressione geografica. Eppure, ai giorni
nostri, qualcuno ancora si meraviglia quando si parla di terremoti in
Pianura Padana.
Ed invece terremoti
disastrosi vi erano stati l’anno prima e, nella stessa zona, si
erano ripetuti nel 1732, 1806, 1810 e 1811.
Il fatto è che in
Italia, in barba alle carte dell’Ingv, nessuna zona è immune da
sismi ed i fatti non smetteranno di ricordarcelo.
E sebbene molti eventi
naturali sono imprevedibili, altri non lo sono affatto, se solo ci
fermassimo a pensare.
Ad esempio, nel caso
della Pianura Padana, è “piana” solo in superficie ed in
apparenza, perché in profondità dobbiamo immaginare un assetto
geologico fatto di dorsali montuose che risentono di assestamenti e
si acconciano fin dalla notte dei tempi.
Nel 1996 alla Ipercoop
di Reggio Emilia, dallo scaffale più alto caddero al suolo, tutti
insieme, decine di apparecchi televisivi nuovi di zecca,
frantumandosi in mille pezzi.
Improvvisamente la
terra tremò, per 55 secondi, fra Novellara e Bagnolo in Piano,
nella stessa zona dei "terremoti carbonari" del 1831 e
1832.
Ma, naturalmente, a
nessuno neanche quello parve un segnale.
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