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Tutti fermi, in
confusione e colLusi
Di Carlo Di Stanislao
Ha ragione Lilli Gruber a
parlare, a Otto e Mezzo, di “suicidio della politica” che, in
questo clima di scandali e veleni senza fine, non riesce neanche a
trovare la via per il decreto anticorruzione, dopo aver perso quella
sui costi della politica e l’altra sulla credibilità rispetto ai
cittadini.
La maggioranza si spacca
e salta la riunione Pdl, Pd, Udc, con il ministro Severino,
convocata per trovare una mediazione sul ddl sulla corruzione
all'esame della Camera, con il Pd che insiste, nelle Commissioni
riunite Affari Costituzionali e Giustizia e ottiene il voto su un suo
emendamento per inasprire le pene, fino ad otto anni di carcere, in
caso di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, trovando
il sostegno di Idv e Fli, l’astensione di Udc e Lega ed il voto
contrario del Pdl.
Pertanto,. allo stato
attuale, si rischia che all'esame dell'aula si vada con il testo
licenziato dal Senato, il cosiddetto ddl Alfano, in quanto, perché
ciò non avvenga, non basta votare i subemendamenti alla proposta del
Governo, bisogna che in votazione sia posto ed approvato - anche se
modificato - il testo che il ministro Severino ha portato
all'attenzione della Camera il mese scorso.
Il clima è quanto mai
confuso nei partiti, che restano in attesa dei risultati dei
ballottaggi nelle elezioni amministrative di domenica e lunedì.
Il voto decisivo per
l'elezione dei sindaci riguarda 100 Comuni, tra cui 17 capoluoghi:
Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Genova, Parma,
Piacenza, Lucca, Frosinone, Rieti, L' Aquila, Isernia, Palermo,
Taranto e Trani.
Si tratta di un test
significativo che potrebbe avere riflessi sulla situazione politica.
Sono infatti molte le
questioni su cui l'anomala maggioranza che sostiene il governo
guidato da Mario Monti e' chiamata alla prova.
Ieri, all'uscita
dall'incontro con il premier, e' stato Pier Ferdinando Casini a
lanciare un monito: ''L'Italia ha fatto passi avanti nel mettere in
sicurezza i propri conti e sarebbe deleterio ed autolesionista che le
forze politiche, che si sono sacrificate per sostenere la nascita del
governo Monti, oggi facessero un passo indietro''.
Ma intanto anche al
Senato si rischia di rinviare il passaggio in Aula del disegno di
legge sulla riforma del lavoro e non si esclude che il governo possa
chiedere il voto di fiducia.
Uno dei nodi irrisolti
resta quello dei voucher (per il settore agricolo, in particolare)
sul quale e' in atto il braccio di ferro tra i ministri Elsa Fornero
(Welfare) e Mario Catania (Agricoltura). La prima vorrebbe tagliare
del tutto i voucher, il secondo ne chiede il mantenimento.
L'emendamento predisposto
dai relatori, Maurizio Castro (Pdl) e Tiziano Treu (Pd), limiterebbe
il ricorso ai voucher a quei produttori che nell'anno precedente
abbiano avuto un volume di affari non superiore a 7.000 euro.
Ed anche sulla riforma
elettorale, nonostante le sollecitazioni del presidente Napolitano,
non si e' ancora avviato il confronto, nonostante si parli da tempo
di un accordo a tre (definito ABC), fra Alfano, Bersani e Casini.
Dal possibile approdo al
modello elettorale prevalentemente proporzionale della Germania (che
piace a Bersani ma è stato criticato da Prodi su l’Espresso), le
indiscrezioni danno per vincente l' ipotesi di un maquillage della
legge in vigore con l'inserimento del voto di preferenza per il 70%
degli eletti.
Fermo al Senato resta
anche il testo di riforma costituzionale che riduce i parlamentari,
da' più poteri al premier e ridisegna il ruolo di Palazzo Madama.
Al dopo ballottaggi pensa
pure Silvio Berlusconi, intenzionato a lanciare ufficialmente la
prossima settimana la proposta di ''federazione dei moderati'' che
avrebbe in Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo i
principali interlocutori esterni al Pdl.
La componente ex Alleanza
nazionale del partito di Berlusconi però scalpita minacciando di
formare un polo politico autonomo, che aderirebbe in un secondo tempo
alla federazione dei moderati, per non lasciare ad altri lo spazio
elettorale di destra. Agenda politica complicata quindi per la
prossima settimana.
Ieri, alla audizione alla
Giunta per l’immunità del Senato, Lusi ha detto che "a un
certo punto nella Margherita si era deciso di spartire i soldi tra
popolari e rutelliani, al 60 e 40%, e che in base a questo avrebbe
finanziato attività politiche di diversi leader".
Ed avrebbe, secondo
quanto rivela Repubblica, interagito non direttamente con i leader
delle correnti facenti capo a Rosy Bindi, Franceschini, Fioroni
(popolari) e Gentiloni e Realacci (rutelliani), ma con persone di
loro fiducia che gli portavano le fatture di diversi eventi.
Il relatore del Pdl,
Ferruccio Saro, ha detto inoltre che è "verosimile che alcune
di quelle fatture fossero per prestazioni mai realizzate".
E Rutelli reagisce
definendo Lusi “un ladro senza vergogna”, mentre un altro
chiamato in causa per 70.000 euro, Matteo Renzi, risponde dalla sua
pagine di Facebook di sentirsi completamente estraneo alle accuse e
chiede che tutte le transazioni siano messe on-line e verificate.
Anche Enzo Bianco
reagisce piccato e, in una nota, scrive: “"L'ex tesoriere
della Margherita Luigi Lusi ha ribadito ieri sera in Senato quanto
già ampiamente diffuso attraverso i giornali, con malcelato scopo
intimidatorio, il 3 e il 9 marzo scorsi” ed aggiunge che “nel
percorso che porta alla liquidazione della Margherita, infatti sono
stati incentivati esodi, e il personale dipendente che lavorava per
me è stato opportunamente sostituito da contratti di collaborazione
e di prestazione di servizi. In modo assolutamente trasparente, con
accrediti bancari, in forza di regolari contratti le cui spese sono
documentabili sino all’ultimo centesimo, si è proceduto in questa
direzione". "Io non ho trattenuto un solo centesimo -
conclude Bianco - e se Lusi o chiunque altro afferma il contrario, lo
trascinerò in tribunale. Tutto è stato fatto alla luce del sole,
come è nella mia storia e nella mia tradizione politica. Cercare di
distrarre l’attenzione dalle malversazioni messe in atto da Lusi o
peggio ancora di intimidire (come hanno affermato con grande
chiarezza la Procura di Roma e il Giudice delle indagini
preliminari), suscita in me un sentimento di profonda indignazione".
Intanto, scrivono Libero
e il Giornale, gli inquirenti romani titolari dell'inchiesta
starebbero pensando di chiedere entro pochi giorni al Senato il
verbale dell'audizione del senatore davanti alla giunta che deve
decidere sulla richiesta di arresto della Procura.
Mentre la Margherita (e
non solo) continua a tremare.
Pare che Lusi, che sarà
riascoltato il prossimo mercoledì, Lusi abbia parlato anche del
fatto che molti dirigenti passati all’Api venissero pagati con i
soldi della Margherita. Altro particolare rivelato: quando il
tesoriere ha lasciato il suo incarico nelle casse della Margherita
c'erano 20 milioni, soldi che - secondo l’accusa di Lusi - ora sono
stati utilizzati da Rutelli affinchè vengano restituiti ai
cittadini.
“Grande confusione
sotto il cielo, la situazione è eccellente”. Così recitava un
“detto di Mao” all’epoca della Rivoluzione Culturale.
Ma, qui da noi, la
situazione è confusa e pessima, perché il caos ha superato ogni
limite e i gruppi in azione sono scadenti, incapaci di qualsiasi
programma e progetto, di avere una minima idea purchessia e di
occuparsi dei veri drammi della Nazione.
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