|
LA
PAURA DELLA POVERTÁ
Di Emanuela
Medoro
Ho
paura della povertà come persona e come cittadina dell’ Aquila.
E’
la prima volta da parecchi anni ormai che a questo punto dell’anno
ancora non vado alla mia agenzia di viaggi per prenotare una bella
vacanza all’estero. Sembrano passati anni luce da quando feci
allegramente dei costosissimi viaggi negli USA, eppure eravamo già
in questo millennio. Che cosa è accaduto? In pratica la pensione non
è cresciuta, forse è un po’ diminuita mentre tutto il resto è
cresciuto suscitandomi per la prima volta in vita mia la paura della
miseria, del non farcela a pagare tutto il necessario. In parole
povere, durante questo governo mi è cresciuta dentro una specie di
paura.
Troppo
signori quelli al governo, troppo elitari, troppi titoli accademici
di lusso, vedo sullo sfondo della loro stellare signorilità uno
stato sudamericano con il 2 % della popolazione dedita ad attività
miliardarie, ignote ed irraggiungibili, ed il restante 98% nella
miseria più nera e nell’analfabetismo. Qualcuno, a ragione, ha
detto che la fortuna di Mario Monti è dovuta al fatto di essere
arrivato dopo un arrogante padrone, padrone di un impero di
televisioni private, case editrici, banche e gran trafficante di
escort per il sollazzo nel suo tempo libero, alleato con un barbaro,
rozzo padano che ancora ce la fa ad alzare il dito medio contro tutto
il resto del mondo.
Appartengo
alla classe media impoverita nel periodo berlusc. seguito dal Monti,
sono di cultura aquilana/romana, tanto per chiarire, considero
l’Italia una ed indivisibile. Temo di finire i miei giorni come li
ho incominciati, nelle ristrettezze dei tempi in cui i miei genitori
andavano al mulino Zaffiri per procurarsi un sacco di farina, e
mangiavamo un ignobile blocco nero detto pane, fatto dai tedeschi.
Francamente
fatico a vedere in un futuro immediato un governo che ce la faccia a
prendere dei provvedimenti a favore della crescita delle classi
medie, del lavoro e dei giovani. Se penso ad un governo moderato che
copra l’arco parlamentare di centro, sinistra e destra, più o meno
in base ai risultati delle urne, potrei essere accusata di nostalgia
per la prima repubblica. All'orizzonte c’è qualcuno che possa
restituirci un po’ di fiducia nella politica come servizio al
paese, nell’operato delle istituzioni e dei rappresentanti eletti,
un po’ di speranza per un futuro migliore? Per ora siamo solo
bastonati da ingente tassazione generata da un’evasione fiscale di
proporzioni vastissime, ancora ignote. Siamo anche smarriti in una
selva di truffe, milioni volatilizzati, scandali, escort e vacanze di
sogno in paradisi irraggiungibili.
Come
cittadina dell’Aquila sento spesso parlare anche di impoverimento
della città dovuto alla dispersione di oggetti e tesori conservati
per secoli in edifici danneggiati dal sisma.
Colgo
l’occasione per rivolgere, non so a chi, una domanda: che fine
fecero, molto prima del sisma, i preziosissimi riquadri di legno
dorato originali del seicento che coprivano il soffitto della
basilica di Collemaggio, allora rimossi per motivi estetici sui
quali non discuto, e poi spariti per sempre? Erano un bene della
città, anche miei, dove sono andati a finire? Non si potevano
conservare disposti in bell’ordine, in qualche luogo aperto al
pubblico?
|