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BUCCHINO: TRA MISURE
PENALIZZANTI E VANE BATTAGLIE, RIMANE SOLO IL NOSTRO
IMPEGNO
La manovra
finanziaria da 24 miliardi del Governo Berlusconi impressiona soprattutto per la mancanza di
misure mirate alla ripresa economica e l’accanimento contro lavoratori e
pensionati. Infatti la manovra correttiva è caratterizzata da scelte di iniquità
sociale e di assenza di risorse per lo sviluppo, sferra un potente attacco alle
pensioni e alle tutele del lavoro. E’ evidente che i massicci tagli alla sanità,
alla scuola, alle amministrazioni pubbliche, agli enti locali genereranno
risparmi indiscriminati ma butteranno fuori dal mercato del lavoro moltissime
persone proprio in un periodo di altissima disoccupazione strutturale. Insomma
contrazione senza sviluppo, penalizzazione dei ceti più esposti e più
deboli, tutela di rendite, patrimoni,
grandi capitali e finanze.
La manovra si
accanisce direttamente e indirettamente anche contro gli italiani all’estero:
primo perché molto probabilmente i nuovi tagli alla pubblica amministrazione e
ai ministeri si faranno sentire sulle poche risorse destinate alle nostre
comunità, e in secondo luogo perché le misure di contenimento della spesa
previdenziale si dispiegano con effetti doppiamente perversi nei confronti dei
residenti all’estero. Ad esempio l’innalzamento reale, ancorché dissimulato con
la cosiddetta “finestra unica di scorrimento”, dell’età pensionabile di un anno
per le pensioni di vecchiaia e di anzianità si applicherà anche ai pensionandi
all’estero con l’aggravante che le misure di salvaguardia previste dal decreto
per gli italiani in Italia non saranno applicabili agli italiani all’estero. Si
creeranno quindi situazioni in cui i nostri connazionali al compimento dell’età
pensionabile cesseranno il lavoro all’estero ma avranno diritto solo al pro-rata
erogato dal Paese di residenza ma non alla pensione italiana che verrà
posticipata di un anno, con tutte le conseguenze economiche ed esistenziali
immaginabili. E’ passata anche la norma che prevede l’espropriazione forzata sui
beni mobili e immobili di chi deve restituire all’Inps somme indebitamente
percepite. Esiste quindi il rischio che l’agente della riscossione possa pignorare le case in Italia dei nostri
connazionali. Chiederemo chiarimenti ed eventuali correzioni di rotta perché
secondo noi si tratta di una norma ingiusta e vessatoria e soprattutto
difficilmente applicabile ai nostri pensionati all’estero a causa delle
procedure previste (e pensate per l’Italia) relativamente all’invio degli avvisi
di addebito.
Sull’età
pensionabile condivido invece pienamente
la proposta del PD che prevede il recupero della flessibilità nell’uscita dal
lavoro verso la pensione previsto dalla Legge Dini del ’95, e non
l’irrigidimento del sistema in “gabbie mobili” difficili da raggiungere perché
continuamente spostate in avanti, con un andamento automaticamente collegato
all’aumento dell’aspettativa di vita.
La proposta del PD
recupera invece il concetto di flessibilità e di libera scelta dei lavoratori
del momento dell’uscita verso la pensione: l’obiettivo potrebbe prevedere
un’uscita a partire dai sessantadue anni di età, per uomini e donne, fino ad un
massimo di settant’anni con incentivi o penalizzazioni a secondo della scelta di
andare in pensione prima o dopo. Mi sembra doveroso inoltre informare le nostre
collettività che abbiamo in questi giorni ovviamente presentato emendamenti e
ordini del giorno su tutte le problematiche che ci riguardano da vicino:
indebiti, Ici, detrazioni per carichi di famiglia, assegno sociale, rete e
servizi consolari, assistenza diretta e indiretta, assistenza sanitaria, ecc.
Ma la scelta del
Governo di porre la fiducia al Senato e alla Camera ha impedito alle opposizioni
un’efficace azione parlamentare. Noi continueremo a proporre e far conoscere le
nostre proposte con la speranza che come per la maggiorazione sociale aggiuntiva
prima o poi riusciremo a ottenere risultati positivi per le nostre comunità
all’estero.
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