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Cucina italiana “halal”
e quote
latte “verde carroccio”
Di Carlo Di Stanislao
Globalizzazione e immigrazione hanno reso sempre più importante la
ricerca di prodotti alimentari adatti a un mercato sempre più
multietnico, in cui cultura e religioni orientano le scelte nella
dieta. La parola araba "halal" significa "lecito"
e identifica tutti gli alimenti cucinati e confezionati secondo le
norme approvate dal Corano e adatti a un mercato che globalizzazione
e immigrazione hanno reso sempre più importante. Le stime infatti,
parlano di un giro d'affari di circa 500 miliardi di euro in tutto il
mondo, una cinquantina soltanto in Europa e circa cinque nel nostro
paese. Ecco allora il motivo del progetto interministeriale "Halal
Italia" per un marchio italiano che certifichi alimenti,
cosmetici e farmaci prodotti in Italia: sostenuta dai dicasteri
dell'Agricoltura, della Salute e degli Esteri, l'iniziativa vuole
aiutare il "made in Italy" e i prodotti della nostra
tradizione gastronomica a conquistarsi una fetta importante
dell'export verso i paesi islamici. «Il progetto nasce da obiettivi
di natura economica - è il commento del ministro per le politiche
Agricole, Giancarlo Galan - ma la preoccupazione principale è
storica e culturale: ricordiamo che il nostro Paese, soprattutto sul
fronte culinario, ha intrecci spettacolari con il mondo islamico».
In Italia si contano 1,5 milione di persone di fede islamica, in
Francia sono 5 milioni e nei paesi del Nord Africa e Medio Oriente
salgono a 350. “Più cultura, più dialogo, più confronto - ha
concluso Galan - apportano ricchezza e questo progetto va visto anche
come un omaggio a tutti gli uomini e le donne di fede musulmana che
hanno lavorato in Italia e hanno fatto tantissimo per il nostro
Paese”. Peccato che Galan appartenga ad uno schieramento politico
tutt’altro che sensibile, nella più parte dei casi, alle diversità
etniche e culturali e che ben altro esito ha portato il suo
“sconcerto” circa il pagamento (una vera emmorraggia per
l’Italia, con 8 milioni di disoccupati ed una manovra da 26
miliardi), delle quote latte alla’Europa. Infatti , la sospensione
delle sanzioni fino al 31 dicembre è entrata nel maxiemendamento
alla manovra economica, blindato con la fiducia, approvato ieri dal
Senato e che sarà, blidato da nuova fiducia, approvato dalla camera
il 30 luglio prossimo. I leghisti hanno anche ottenuto che il nuovo
testo del provvedimento contenga un esplicito rimando agli
«accertamenti in corso», cioè alle indagini condotte dall’Arma
dei carabinieri e dall’apposita commissione di indagine sulle quote
latte, che darebbero ragione ai dubbi sollevati dagli allevatori
sulla legittimità delle multe inflitte per lo sforamento delle
quote. Per questo, i senatori della Lega porgono sentiti
ringraziamenti al governo e, in particolare, al ministro
dell’Economia Giulio Tremonti, il deus ex macchina della manovra,
che ha sempre sostenuto le ragioni dell’emendamento ispirato dal
Carroccio. Ha bel dire che il provvedimento è “arrogante ed
irresponsabile” il ministro Gala, il leghisti se la ridono e ring
raziono quel governo delle contraddizioni confuse di cui Galan fa
parte. La vicenda delle quote latte "è l'esempio di un
malcostume e di una cattiva politica che contrasta con i valori
civili dell'Italia europea, ha scritto Gianfranco Fini
nell'intervento inviato alla presentazione del rapporto di Mario
Monti "Una nuova strategia per il mercato unico". "Non
c'è libertà senza legalità", ammonisce nella sua nota il
presidente della Camera, ma la Lega ed il caro (a loro) Tremonti, se
la ridono allegramente. D’altra parte Tremonti non può rischiare
di infastidire alleati potenti (quelli del Carroccio), da sempre a
lui vicini, in un momento in cui rischia, nel caso di un governo di
transizione istituzionale, di guidare lo stesso con l’appoggio
anche del Pd e sostituire così Berlusconi. L’impresa val bene un
po’ di latte e di soldi italiani.
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