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Bavagli e epurazioni
Di Carlo Di Stanislao
Nel basso impero
berlusconiano , mentre tutti gli uomini del presidente, da Dell’Utri
a Cosentino, da Verdini a Carboni, schizzano ai vertici dello
scandalo P3, il governo procede nei bavagli all’informazione e
taglia i fondi dell’editoria ai giornali delle cooperativa,
operando divieti ed epurazioni nella televisione di stato. Ha davvero
ragione Maria Luisa Busi quando scrive, nella sua lettera di
dimissione dal TG1, che oggi in Rai succede di tutto, con
oscuramenti, notizie non date, censure ancora più draconiane di
quelle dello stesso ddl in discussione. L’ultimo episodio (o forse
il penultimo considerando il “caso” Di Rainews 24), è quello che
riguarda il direttore di Rai due Massimo Liofredi
che, ad appena un anno dalla nomina, dovrebbe essere rimosso in
favore di Susanna Putruni, la Minzolini in
gonnella che sfoggiava alla conduzione del Tg1
il gioiello a forma di farfalla che pare il premier regali alle
sue cortigiane preferite. La colpa di Liofredi sarebbe principalmente
quella di non aver cancellato la trasmissione di Santoro
e di aver permesso al magistrato Antonino Ingroia
di attaccare la legge bavaglio durante una puntata del talk show
curato da Monica Setta. Affetto da una sorta
di "sindrome di Caligola", il nostro presidente del
Consiglio non si accontenta più di cacciare i "comunisti"
dalla Rai, vuole fare fuori anche quelli che non raggiungono le vette
di piaggeria di Emilio Fede. Il destrorso, ma coraggioso, va
riconosciuto, Liofredi, ha commentato: “Quando Berlusconi
mi chiamò per la guida di Raidue non mi chiese niente.
Disse solo di fare una buona televisione. Se mi avesse chiesto di
fare il censore non avrei mai accettato". Ciò che sorprende, in
questa aperta dichiarazione, è che Liofredi non si sia chiesto in
quale parte della Costituzione sta scritto che la nomina dei
direttori della televisione pubblica spetta al presidente del
Consiglio. E non è tutto in questa Rai in piena confusione, fatta di
epurazioni ed oscuramenti. Nel Consiglio di Amministrazione
convocato, con all'ordine del giorno un nuovo, discusso pacchetto di
nomine, risalta la sostituzione di Corradino Mineo (spostato a Gr
Parlamento e alla condirezione del Gr3) con il giornalista di Sky
Tg24 Franco Ferraro, alla direzione della scomoda Rainews.
Protestano l’opposizione ed i sindacati e qualche voce si lega, in
favore del giornalista, anche dal Pdl (solita area finiana), ma,
insomma, sembra che anche il suo “siluramento” sia ormai un fatto
blindato. Dagli ambienti di maggioranza del Cda Rai trapela la
convinzione che la questione (ed altre molto calde e in discussione)
non si chiuderà con la seduta di oggi. Ma il nuovo rinvio è
destinato a riaccendere lo scontro con la minoranza e con lo stesso
presidente Paolo Garimberti, che da settimane chiede una definizione
di questa e altre vicende. Scontro che potrebbe essere replicato
anche sul caso Dandini: lo show di Raitre Parla con me, nelle
intenzioni di Masi, dovrebbe cedere una serata ai programmi per i 150
anni dell'Unità d'Italia. Ma la minoranza darà battaglia,
sostenendo la linea del direttore di Raitre, che ha proposto di
lasciare alla Dandini le quattro serate e di spostare al pomeriggio
le celebrazioni nazionali, con l'eccezione del periodo natalizio,
quando Parla con me sarà in pausa. Insomma, in Rai, il bavaglio è
applicato ancor prima ella legge e nella maniera più becera e
volgare. Oggi alle 11, in piazza Montecitorio, i redattori del
Manifesto si riuniscono, allargando l’invito ai propri lettori,
contro i tagli alla legge sull'editoria, l’ennesimo bavaglio con
cui il ministro Tremonti tenta di chiudere la bocca ad ogni
opposizione. Dopo la distruzione di ogni parvenza di servizio
pubblico , il governo si perora di silenziare la carta stampata
perché solo quella che parla bene del Cavaliere è degna di essere
considerata foriera di verità. Berlusconi ed i suoi “sodali”,
sanno bene come operare il doppio bavaglio, legislativo ed economico
e per questo, si stabiliscono sanzioni per la pubblicazione di
intercettazioni, e si tolgono supporti economici ai giornali,
costringendoli a chiudere. Saremo con il cuore in piazza Montecitorio
e ci auguriamo che, almeno stavolta, non compaiano blindati e
manganelli.
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