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Haiti: sei mesi
disperati
di Carlo Di Stanislao
Quelle
di Haiti sono immagine che colpiscono al cuore, ferocemente
insopportabili, soprattutto per chi, come noi, ha subito un’analoga
ferita. L’isola
è coperta di tende azzurre dove trovano riparo, precario e
difficilissimo, oltre un milione e trecebntomila persone, scampate
alla morte immediata ma in balia del caldo, della fame e delle
malattie. La
stagione degli uragani e' alle porte, ma secondo la denuncia di
diverse associazioni umanitarie manca un reale coordinamento nella
gestione degli aiuti, che non riescono ad essere trasformati in
interventi concreti e il governo locale e' 'inerme'. Sei mesi dopo il
terribile sisma che ha causato 300.000 morti, Haiti è ancora in
ginocchio, con un milione e mezzo di anime che vivono in condizioni
di estremo disagio, fra acquazzoni torrenziali e caldo
insopportabile. Chi rischia di più sono i bambini, la vera emergenza
del dopo-terremoto. Una corsa contro il tempo, inteso proprio in
senso meteorologico, quella necessaria per sistemare chi vive ancora
nei campi temporanei di Port ou Prince perché ad Haiti pioggia
significa diluvio e piene improvvise che trascinano con sé tende e
case di fortuna. Ci sono 800 mila bambini che vagano tra i campi
spontanei di Port-au-Prince. Molti sono orfani, altri hanno dei
parenti sopravvissuti al terremoto ma non sanno dove e come trovarli.
A sei mesi di distanza dallo spaventoso sisma che ha scosso e
distrutto il 60% di una città tra le più povere del mondo, l´Unicef
traccia un bilancio illuminato da importanti successi ma offuscato da
ombre di rassegnazione. I più piccoli sono quelli che non hanno
sempre accesso alle strutture sanitarie, che vengono utilizzati nei
lavori più duri, che subiscono le violenze fisiche e sessuali, che
sono nel mirino di turpi commerci per i traffici di organi e adozioni
improvvisate. Le condizioni generali restano precarie. Basti pensare
che solo 333 mila persone hanno accesso all´acqua potabile, che c´è
una latrina ogni 145 abitanti, che solo 62.800 bambini sono realmente
seguiti e accuditi, che cinquemila scuole sono state distrutte e non
ancora ricostruite, che l´intero sistema di educazione stenta a
decollare. Gli impianti igienico sanitari rappresentano una priorità
nella ricostruzione di Haiti. Questo è l'invito che la Federazione
Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa rivolge,
all'interno del rapporto "Dal sostegno alle vite alle soluzioni
di sostegno: le sfide igienico sanitarie ad Haiti" alla comunità
internazionale. Il report sottolinea, come nel periodo successivo ai
disastri "l'emergenza acqua" sia valutata esclusivamente
sotto il profilo dell'approvvigionamento all'acqua potabile, senza
considerare invece l'aspetto che riguarda il sistema igienico
sanitario, al punto che questo è definito "il gemello non
considerato". La Croce Rossa haitiana, la Croce Rossa e la
Mezzaluna Rossa fino a questo momento hanno prestato cure mediche a
95.000 persone, vaccinato dal morbillo, dalla rosolia e dalla
differite più di 150.000 haitiani e fornito materiali per i rifugi
di emergenza a 120.000 famiglie ovvero più di 600.000 persone, ma
tutto questo è ancora largamente insufficiente. In tanti vivono
ancora nei 1342 insediamenti spontanei. Accampamenti costruiti con
teli e stracci, in mezzo alle strade, con l´acqua che sgorga dalle
condotte spezzate o le pozzanghere che diventano serbatoi quando
cessa l´erogazione. E´ stato soprattutto grazie alla rete di ong se
l´isola degli schiavi non è sprofondata tra le sue macerie. Nove
miliardi è la spesa stimata per ricostruire Port-au-Prince e i paesi
che sorgono lungo la faglia che ha provocato il terremoto e Bill
Clinton, inviato speciale degli Usa ad Haiti, denuncia ancora i
ritardi nella ricostruzione, mentre il presidente Renè Preval, nella
sua rassegnazione, afferma: “Il destino dell´isola resta legato
agli aiuti della Comunità internazionale”. Ieri, intervistato
telefonicamente dalla Associated Press, Bill Clinton ha sottolineato
come i Paesi donatori abbiano fino ad ora versato solo il 10% di
quanto pattuito, notando anche le "enormi difficoltà"
delle operazioni di sgombero delle macerie e di ricostruzione delle
case distrutte: le persone senza tetto sono ancora 1,6 milioni. "Nei
prossimi due mesi inizieremo a lavorare a un ritmo più rapido, il
potenziale è enorme", ha concludo l'ex Presidente, nominato
ambasciatore delle Nazioni Unite per Haiti e uno dei coordinatori
degli aiuti internazionali per la ricostruzione dell'isola. Come si
vede in ogni terremoto la stessa storia: spenti i riflettori le
promesse vengono disattese ed i sopravvissuti lasciati nel lutto e
nella disperazione, con una opinione pubblica infine stufa di
lamentele e tristezze.
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